Note
La Corsa all'Anello di Narni si ispira agli Statuti narnesi del 1371, che regolavano questa competizione svolta in onore del santo patrono Giovenale il terzo giorno di maggio. Il primo tentativo di rievocare la tradizione risale al 1948, quando monsignor Mauro Maurizi, con l’aiuto degli storici locali Giuseppe Collosi e Carlo Castellani, la ripropose secondo i dettami degli Statuti, ma questa esperienza durò solo due anni. Nel 1969, un gruppo di circa quindici cittadini propose all’Associazione Pro Narni, allora guidata da Ezio Corini, di organizzare una rievocazione storica, dando così origine all’evento come lo conosciamo oggi.nnLa Corsa si divide in due categorie: la Corsa storica, che si corre nel centro cittadino, e la Corsa moderna, fuori dalle mura. I cavalieri, vestiti con costumi medievali, competono nel Campo de li Giochi cercando di infilzare un anello di metallo appeso, un'impresa che richiede grande abilità.nnUn momento molto suggestivo è la benedizione dei cavalieri, che si svolge nelle chiese simbolo di ciascuno dei tre Terzieri — San Francesco per Fraporta, Santa Maria Impensole per Santa Maria e Santa Margherita per Mezule — per poi recarsi in Cattedrale a porgere una rosa al patrono San Giovenale. I Terzieri, eredi della suddivisione medievale di Narni, diventano poli rievocativi: ogni contrada organizza scuderie per l’allenamento dei cavalieri e sartorie storiche che realizzano abiti rigorosamente ispirati al Trecento, frutto di approfondite ricerche iconografiche e documentarie.nnDonne e giovani partecipano attivamente anche attraverso scene teatrali e tableaux vivants, ispirati alla pittura medievale, che animano le vie del centro durante le Giornate medievali dei Terzieri, in programma dal 1971.nnElemento centrale della festa è il Grande Corteo Storico, con oltre mille figuranti in costumi d’epoca. Il corteo culmina con la lettura del Bando, l’Offerta dei Ceri e la Corsa storica, disputata secondo le regole medievali in Piazza dei Priori.nnOgni anno, un artista contemporaneo realizza il Bravio, il drappo che viene assegnato al Terziere che si distingue per la qualità delle proprie rappresentazioni e attività rievocative. La dimensione comunitaria della festa si riflette anche nelle taverne medievali, autentici luoghi di incontro e immersione sensoriale, dove è possibile gustare piatti della tradizione umbra in ambientazioni accuratamente ricostruite.