Note
La Perdonanza Celestiniana è una tradizione che ha radici profonde nella storia medievale dell'Aquila, legata principalmente alla figura di Papa Celestino V, che nel 1294 emise la "Bolla del Perdono". La manifestazione si tiene annualmente e si distingue per la sua solennità e il significato spirituale. La celebrazione, che ha ricevuto riconoscimento come Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità UNESCO nel 2019, include una serie di eventi religiosi e civili, tra cui il famoso corteo storico, che porta la "Bolla del Perdono" attraverso la città. Il nome Perdonanza deriva proprio dalla Bolla del Perdono, custodita nella cappella blindata della Torre civica del Palazzo Comunale fino al terremoto del 2009. Gli antichi statuti civici vollero che fosse proprio l’autorità civica, in nome del popolo, a indire la Festa del Perdono nel rispetto della volontà di Papa Celestino. E’ ancora oggi il sindaco del capoluogo abruzzese a leggere il testo del Pontefice poco prima dell’apertura della Porta Santa da parte di un Cardinale designato dalla Santa Sede e dopo che il tradizionale Corteo Storico avrà accompagnato il sacro documento nelle mani della Dama della Bolla e le spoglie del santo, dal cuore della città antica fino alla soglia della basilica. Con il passare dei secoli l’evento piombò tuttavia nel disinteresse generale tanto che nella seconda metà del XX secolo la cerimonia, detta Perdonanza anche grazie al termine medievalista di Gabriele D’Annunzio, era ormai limitata alla funzione religiosa e poco altro. Solo tra gli anni settanta e ottanta vi fu una riscoperta della figura di Celestino V e del carattere universale della sua Bolla del Perdono. La rinascita moderna della Perdonanza dell’Aquila avviene nel 1983 per volontà dell’allora sindaco Tullio De Rubeis e a seguito degli studi dell'aquilano Errico Centofanti secondo cui: “La tradizione è attestata negli statuti medievali del Comune sui quali è stato costruito il mio progetto. Quella è la tradizione e su quello si è costruito il modo di farla rivivere nel tempo d’oggi”