Note
La Festa del Voto – così denominata a partire dal 1923, anno in cui ne fu ripresa ufficialmente la celebrazione (interrotta nel 1860) per iniziativa di Arnaldo Fortini, studioso della storia assisana e in particolare delle vicende francescane – affonda le sue radici in un episodio agiografico legato alla figura di Santa Chiara.nnL’episodio, tramandato dalle Fonti Francescane, racconta come Chiara, durante un assalto alla città di Assisi, si rivolse con sconfinata fiducia a Gesù Eucaristia, pregando perché la città fosse preservata dalla violenza. Secondo la narrazione, la santa avrebbe fatto portare il Santissimo Sacramento davanti agli assalitori, che, atterriti, si sarebbero ritirati. Questo racconto miracoloso ha avuto grande fortuna nella tradizione e nell’iconografia, che spesso raffigura Chiara nell’atto di ostendere l’ostensorio dalle mura del monastero.nnTuttavia, da un punto di vista storico, si è osservato che le fonti mescolano due distinti episodi, generando confusione nella cronologia. Il primo si riferisce al 1240, quando le truppe imperiali – formate anche da milizie musulmane provenienti dal bacino mediterraneo e comunemente dette “saraceni” – invasero per due volte la Valle Spoletana, giungendo fin sotto le mura di Assisi. L'esercito, già penetrato entro la cinta muraria, sarebbe stato respinto per l’intercessione spirituale di Chiara in preghiera, anche se in questo episodio non si fa menzione dell’ostensione eucaristica.nnIl secondo episodio, più documentato e probabilmente alla base della successiva commemorazione, risale al 1241, durante un assedio condotto da Vitale di Aversa, tra i più spietati capitani di ventura al servizio di Federico II. L’assedio mirava alla completa distruzione della città. Durante l’emergenza, Chiara radunò le sue consorelle in preghiera, chiedendo a Dio di proteggere Assisi. Secondo le testimonianze raccolte nel processo di canonizzazione, le truppe si ritirarono improvvisamente, senza colpire né la città né il monastero di San Damiano, che si trovava fuori le mura. Il condottiero Vitale lasciò il campo precipitosamente, “essendo rocto et conquassato”, e l’evento fu subito interpretato come prodigioso.nnNonostante l’importanza attribuita all’evento, la memoria pubblica di questo fatto straordinario fu istituzionalizzata soltanto nel 1644, quando il gonfaloniere Bernardino Locatelli propose nel Consiglio Generale del Comune di commemorare solennemente la liberazione della città il 22 giugno di ogni anno. Il testo della proposta, approvata all’unanimità, indicava anche le modalità della celebrazione: processione del Santissimo Sacramento dalla chiesa di Santa Chiara al monastero di San Damiano, con la partecipazione delle autorità religiose, delle confraternite e della popolazione. Il Locatelli auspicava inoltre il coinvolgimento del vescovo affinché la festa assumesse un carattere plebiscitario, suggerendo anche la richiesta di un’indulgenza plenaria per i partecipanti.nnLa celebrazione continuò fino al 1860, quando, in un clima di laicizzazione e ridimensionamento delle feste religiose seguito all’unificazione italiana, fu soppressa insieme a molte altre festività tradizionali. Fu il francescanista Arnaldo Fortini, podestà di Assisi dal 1923 al 1944, a riprendere e rinnovare la Festa del Voto, inserendola in un più ampio progetto di recupero dell’identità cittadina attraverso la valorizzazione del patrimonio storico e religioso. Fortini, figura centrale della cultura assisana tra le due guerre, interpretò la festa come un’occasione di rinascita spirituale e civica, pienamente in linea con le politiche identitarie del regime fascista, che spesso incentivava la riscoperta delle tradizioni locali a fini propagandistici.nnNel 1941, in occasione del VII centenario dell’evento del 1241, la Festa del Voto assunse particolare solennità, consolidandosi definitivamente nel calendario religioso e civile della città. Da allora, la celebrazione è proseguita con regolarità, mantenendo fino ai giorni nostri le sue caratteristiche principali: la processione eucaristica, la partecipazione popolare, e la memoria condivisa di un evento che continua a fondere storia, fede e identità comunitaria.