Note
Durante il Carnevale di Clavesana viene rievocata una tradizione medievale molto particolare: per un giorno, i signori concedevano alla popolazione il diritto di sfogare il proprio malcontento. Nel tempo, però, questa pratica si trasformò in qualcosa di più ironico e simbolico. Gli abitanti, invece di riferire direttamente ai castellani le cose che sapevano (e che probabilmente non sarebbero state ascoltate), iniziarono a deriderli pubblicamente, attribuendo ogni colpa a un fantoccio di paglia.nnLe sentenze venivano pronunciate con la formula in dialetto “Carleva u disce...” (Carnevale dice…), spesso in rima e recitate in piazza. Questi momenti permettevano alla comunità di esprimere collettivamente, e con ironia, le proprie critiche e osservazioni sulla vita quotidiana e sui personaggi influenti del paese, trasformando il Carnevale in un’occasione di liberazione sociale attraverso il gioco e la satira.